L’impatto dell’intelligenza artificiale nel turismo: intervista a MIRCO LALLI

da | Ott 8, 2026 | APPROFONDIMENTO, Economia, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Formazione | 0 commenti

MIRCO LALLI, esperto di intelligenza artificiale e turismo, analizza come l’AI stia trasformando i comportamenti dei viaggiatori e le strategie delle imprese ricettive. Nell’intervista su Radio Linea N.1 si界面 affrontano i temi della visibilità sui motori di ricerca AI, dell’automazione dei servizi e dei consigli per i giovani.

Intervista a MIRCO LALLI, fondatore di Data Appeal Company ed esperto di intelligenza artificiale e turismo.

LA TRASCRIZIONE

Qual è la situazione attuale del turismo in Italia e come si sta integrando con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale?

Il turismo in Italia cresce dal punto di vista numerico, ma presenta forti sbilanciamenti: il 90% dei turisti internazionali visita solo il 4% della penisola. L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente i comportamenti dei viaggiatori, che sono molto più avanti rispetto alle destinazioni. Oggi circa il 60% dei viaggiatori usa l’AI per pianificare un viaggio e, tra le nuove generazioni, il 40% si fida più dei consigli forniti dall’AI rispetto a quelli degli amici.

Come possono le strutture e gli operatori del settore travel sfruttare l’intelligenza artificiale?

Il grande tema dei prossimi anni sarà la ‘AI visibility’. Se prima su Google si avevano pagine di risultati, gli assistenti di AI forniscono solo due o tre opzioni: le strutture devono quindi essere strutturate per farsi ‘leggere’ e raccomandare dai modelli di intelligenza artificiale. Inoltre, l’AI permette agli operatori di automatizzare i compiti ripetitivi, come la gestione delle e-mail, dei preventivi e delle risposte telefoniche, liberando tempo per l’accoglienza della persona, che rimane l’elemento a maggior valore aggiunto.

Qual è il tuo consiglio ai giovani per affacciarsi al mercato del lavoro nel settore turistico e tecnologico?

Il mio consiglio è di non demonizzare l’AI e di iniziare a usarla come un assistente personale o copilota. Non bisogna focalizzarsi unicamente sul singolo strumento, perché la tecnologia cambia troppo rapidamente, ma sviluppare il giusto mindset. Oggi è fondamentale la componente umanistica: saper comunicare e relazionarsi con le persone aiuta a dialogare meglio anche con l’AI, poiché la qualità delle domande poste determina la qualità delle risposte ottenute.