Fra ALBERTO MAGGI a RADIO LINEA N.1: la fede autentica si manifesta nelle opere buone

da | Nov 8, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

Nell’appuntamento con RADIO LINEA N.1, il teologo biblista Fra ALBERTO MAGGI commenta il capitolo 25 del Vangelo di Matteo. Attraverso la parabola delle dieci vergini, il frate ricorda che il Signore riconosce chi trasforma la parola in gesti d’amore verso il prossimo, rimboccandosi le maniche per servire.

Intervista a Fra Alberto Maggi, teologo e biblista.

LA SINTESI

Buongiorno e buona domenica! Che cosa ci racconta il Vangelo del giorno?

Buona domenica Francesca. Il Vangelo del giorno è il capitolo 25 di Matteo, che contiene tre parabole tutte all’insegna del fare e del compiere opere. La riuscita della propria vita non dipende dalle etichette o dalle parole, ma dalla coerenza della vita pratica: non conta il Vangelo che si è ascoltato, ma quello che si è messo in pratica. La prima parabola è quella delle dieci ragazze, con le quali Gesù lancia una provocazione fortissima usando immagini paradossali e sconcertanti. La parabola riprende la conclusione del discorso della montagna: i termini usati da Gesù sono gli stessi adoperati per l’uomo saggio che costruisce la casa sulla roccia e il pazzo che la costruisce sulla sabbia. Il primo ascolta e mette in pratica, il secondo si limita ad ascoltare e la sua è una fine disastrosa. Gesù presenta il Regno come un corteo nuziale, rovesciando la visione pessimistica della vita intesa come valle di lacrime. I credenti sono chiamati a preparare la festa, la gioia e la pienezza di vita nell’incontro con il Signore. Nel Vangelo l’immagine dello sposo indica l’alleanza d’amore tra Dio e il suo popolo, mentre le dieci ragazze rappresentano la comunità in attesa. Il tema centrale non è la vigilanza, poiché tutte e dieci le ragazze si addormentano, ma la vera differenza sta nell’olio per le lampade. Quando a mezzanotte risuona il grido ‘Ecco lo sposo, andategli incontro’, le ragazze stolte si accorgono di non avere l’olio di riserva. Il rifiuto delle sagge di prestare il proprio olio non è egoismo: ci sono dimensioni dell’esistenza che sono personali e non si possono delegare o prestare; ognuno di noi è responsabile in prima persona della propria vita. Se le sagge avessero diviso l’olio, le lampade si sarebbero spente per tutte lasciando l’intero corteo al buio: meglio poche con le lampade accese che tutte al buio. Questo olio che tiene la lampada accesa è l’amore tradotto in gesti concreti a favore degli altri. Sono le opere buone di cui parlava Gesù all’inizio del Vangelo e che ripeterà con la terza parabola: la risposta ai bisogni vitali dell’uomo affamato, assetato, nudo, straniero, malato o carcerato. Il finale della parabola scuote: la porta si chiude e lo sposo pronuncia parole severe: ‘Non vi conosco’. Gesù non conosce chi si limita a gridare ‘Signore, Signore’, ma chi ha trasformato la parola in atti d’amore. Il Signore non ci riconosce quando alziamo le mani al cielo cantando ‘Alleluia, Alleluia’, ma quando ci rimbocchiamo le maniche e le abbassiamo per servire e fare della nostra vita un dono luminoso, pronti ad andare incontro a quanti hanno bisogno del nostro aiuto. Ecco la buona notizia di questa domenica.

Un’ottima notizia quella che ci ha raccontato il nostro teologo biblista preferito, Fra ALBERTO MAGGI. Leggete anche i suoi libri tra cui ‘Botte e risposte. Come reagire quando la vita ci interroga’, edito da Garzanti. Grazie a te e alla prossima domenica!

Grazie Francesca, buona domenica a tutti!