KAREN TARANTO a Radio Linea: il potere delle parole e l’impatto sulle nostre relazioni

da | Nov 4, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

La mediatrice familiare KAREN TARANTO interviene ai microfoni di Radio Linea N.1 per analizzare come l’uso del linguaggio trasformi la nostra percezione della realtà. Attraverso esempi pratici, viene mostrato come sostituire i giudizi rigidi con la condivisione dei propri vissuti interiori possa aprire a un ascolto autentico e costruttivo.

Intervista a Karen Taranto – mediatrice familiare.

LA SINTESI

Oggi parliamo del valore delle parole, importantissime. Le scopriamo insieme a KAREN TARANTO, la nostra mediatrice familiare preferita.

Buon pomeriggio Francesca e a tutti voi che siete in ascolto. Nella nostra rubrica ‘Oltre il conflitto c’è di più’ poniamo l’accento su un aspetto che ci riguarda tutti: le parole che utilizziamo. Come dice Borsacchiello, le parole che usiamo dicono da dove arriviamo e dove vogliamo andare. Ci siamo mai chiesti il reale potere delle parole? Pensiamo a una situazione molto comune, quando qualcuno ci dice ‘non mi ascolti mai’. È una frase che probabilmente abbiamo pronunciato tutti almeno una volta o ci siamo sentiti rivolgere. Che cosa succede quando la sentiamo? Ci viene spontaneo difenderci (‘non è vero, ti ascolto e come’). E così in pochi secondi una conversazione può trasformarsi in uno scontro.

Come possiamo cambiare questo approccio comunicativo?

Proviamo a cambiare leggermente queste parole con: ‘In questo momento ho la sensazione di non sentirmi ascoltata’. Il contenuto non è poi così diverso, ma cambia qualcosa di estremamente importante: nella seconda frase racconto una mia sensazione e una mia esperienza personale, non una formula o una sentenza sull’altro. Questo lascia un margine molto più ampio e possibilità di ascolto attivo, quello fatto per comprendere e non per rispondere. Le parole non si limitano a descrivere quello che accade, ma contribuiscono a costruire il modo in cui interpretiamo la realtà e ci mettiamo in relazione.

Qual è il rischio nell’utilizzare espressioni giudicanti nelle relazioni?

Nelle relazioni familiari, di coppia, tra genitori e figli, ma anche sul lavoro e nelle amicizie, le parole possono diventare ponti oppure muri. Quante volte utilizziamo espressioni come ‘sei sempre il solito’, ‘non fai mai niente’, ‘non capisci proprio’? Sono parole che definiscono l’altro, lo incasellano e trasformano un comportamento in un’identità rigida. In questo modo non stiamo più parlando di un fatto accaduto, ma stiamo dicendo chi è l’altro. E quando una persona si sente giudicata, difficilmente sarà disponibile ad ascoltare quello che abbiamo davvero da dirle.

Questo significa evitare ogni tipo di scontro o disaccordo?

Ci tengo a fare una precisazione: non si tratta di trovare le parole perfette, evitare il disaccordo o parlare sempre con pacatezza. A volte dobbiamo poter dire che siamo arrabbiati, delusi o che qualcosa non ci sta bene. Anche le parole scomode hanno un valore. La questione è come possiamo esprimere ciò che proviamo senza trasformare l’altro nel nostro nemico.

In che modo la scelta del linguaggio influenza anche la nostra postura verso gli altri e verso noi stessi?

Le parole che scegliamo raccontano anche il modo in cui guardiamo una situazione. Dire ‘mio figlio mi sfida continuamente’ non è la stessa cosa che dire ‘mio figlio sta facendo fatica ad accettare questa regola’. Nel primo caso attribuiamo un’intenzione, nel secondo descriviamo un comportamento lasciando aperta la possibilità di comprenderlo. Non significa che la seconda interpretazione sia necessariamente quella corretta, ma che possiamo concederci di non fermarci alla prima spiegazione che ci viene in mente. Vi lascio con una riflessione: la prossima volta che ci troviamo in una discussione, chiediamoci se stiamo usando le parole per raccontare quello che sentiamo e ciò di cui abbiamo bisogno, o per etichettare l’altra persona. Le parole creano una narrazione a cui noi in primis attingiamo e aderiamo, definendo non solo la realtà che creiamo intorno a noi ma anche le direzioni verso cui scegliamo di orientarci.