Alberto MAGGI a RADIO LINEA: “Qual è il più grande comandamento? L’amore perno della fede”

da | Ott 26, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

Nell’appuntamento con il Vangelo della domenica del 25 ottobre su RADIO LINEA N.°1, Padre Alberto MAGGI commenta il passo di Matteo sul più grande comandamento della legge. Di fronte al tentativo di Farisei e Sadducei di metterlo alla prova sul riposo del sabato, Gesù rivoluziona la prospettiva unendo l’amore per Dio e quello per il prossimo, dimostrando come l’intera struttura della fede sia appesa al perno dell’amore.

Intervista a Padre Alberto MAGGI, teologo e biblista.

LA SINTESI

Buongiorno Padre Alberto MAGGI, bentrovato a Radio Linea N.1. Le passo la parola per il Vangelo di questa domenica 25 ottobre.

Grazie. Nel Vangelo di Matteo assistiamo a un’alleanza inedita: Farisei e Sadducei, da sempre rivali e divisi, si uniscono contro Gesù e mandano un esperto della legge con una domanda a trabocchetto. Loro non cercano la verità, ma un pretesto per neutralizzarlo e, una volta perso il consenso popolare, catturarlo. La domanda è questa: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Quale può essere il comandamento più importante? Quello che Dio stesso osserva. E quale comandamento può osservare Dio? Il riposo del sabato. Pertanto l’osservanza del riposo del sabato equivaleva all’osservanza di tutta la legge; la trasgressione di questo unico comandamento equivaleva alla trasgressione di tutta la legge ed era prevista la pena di morte. Cercano quindi di spingere Gesù, che ha sempre ignorato il sabato, a prendere pubblicamente una posizione per poterlo condannare. Ma la risposta di Gesù spiazza tutti: gli hanno chiesto qual è il comandamento più importante e Gesù nella sua risposta non cita alcun comandamento, ma attinge al cuore di quello che era il credo di Israele: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta…». E qui Gesù sostituisce, perché c’era scritto «le forze», e per forze si intendevano i beni che uno offre al Signore, ma con Gesù l’uomo non deve più offrire a Dio, ma accogliere un Dio che si offre agli uomini, e dice «con tutta la tua mente». Gesù quindi chiede il coinvolgimento totale dell’intelligenza, dello spirito dell’uomo. Ma non si ferma qui: aggiunge subito un secondo, che non è un comandamento perché è un semplice precetto dal libro del Levitico: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». I due amori non sono paralleli o separati, formano un unico movimento: l’amore verso il Dio invisibile trova la sua sola verifica concreta nel modo con cui viene amato il fratello visibile. E Gesù poi conclude con un’immagine potente: «Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti». Il verbo greco usato per «dipendere» significa letteralmente «sta appeso», cioè l’intero edificio della fede — i dogmi, i riti, le regole, le preghiere — è come un quadro appeso a un unico chiodo, a un unico gancio d’ancoraggio. Se si toglie il perno dell’amore, l’intera struttura crolla. La misura di una vita cristiana pertanto non si valuta dalla quantità di norme che vengono osservate, di regole, ma dalla capacità di rimanere ancorati a questo amore. Poi Gesù alla sua comunità invece affiderà un comandamento che chiama «nuovo», non perché si aggiunge agli altri, ma perché per la qualità sostituisce tutti gli altri. E nella cena Gesù dirà ai suoi: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». Non dice «come io amerò», un amore totale della croce, ma «come io ho amato». E come ha amato Gesù? Lavando loro i piedi. L’amore del credente si manifesta nel servizio generoso verso gli altri. E con questa buona notizia auguro a tutti buona domenica, grazie!