La dieta come zona di comfort: la riflessione di MIRIAM SPINA

da | Ott 22, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, Cibo, Salute, MARCHE | 0 commenti

Nel consueto appuntamento con la biologa nutrizionista MIRIAM SPINA su Radio Linea N.1 si affronta la lettera Z dell’alfabeto psiconutrizionale, dedicata alla ‘zona di comfort’. L’esperta spiega come un piano alimentare troppo rigido rischi di trasformarsi in una gabbia dorata anziché in un percorso di salute e consapevolezza.

Intervista a MIRIAM SPINA, biologa nutrizionista.

LA SINTESI

Siamo arrivati alla lettera Z dell’alfabeto psiconutrizionale. Qual è il tema di oggi?

Oggi parliamo di Z come ‘zona di comfort’, o meglio della dieta vissuta come zona di comfort. Nel corso dei nostri appuntamenti abbiamo già trattato il tema del comfort food, ossia i cibi rassicuranti a cui ci rivolgiamo come a una copertina di Linus. Quando invece parlo di dieta come zona di comfort mi riferisco a quel fenomeno per cui il piano nutrizionale diventa il nostro unico rifugio: ci sentiamo tranquilli e al sicuro soltanto quando siamo ‘sotto controllo’ e seguiamo alla lettera il programma alimentare stabilito.

Cosa succede quando qualcosa interrompe la routine della dieta?

Può accadere che per forza di cose ci allontaniamo dal piano stabilito, ad esempio per una giornata imprevista, una cena fuori non programmata o un viaggio. Se questo allontanamento dal piano nutrizionale ci provoca ansia o disorientamento, significa che c’è qualcosa da rivedere nella nostra relazione con il cibo e con la dieta stessa.

Quali sono le conseguenze a lungo termine di questo bisogno di controllo assoluto?

Il rischio è che, una volta raggiunto un obiettivo o quando si dovrebbe gestire l’alimentazione con maggiore flessibilità, la persona non si senta in grado di farlo. Per questo è fondamentale che la dieta sia flessibile e aderente alla vita quotidiana reale, fornendo esempi anche per le giornate più caotiche. Bisogna fare una vera educazione alimentare per imparare a fidarsi e affidarsi a se stessi: i pazienti sono i primi attori della dieta, mentre il nutrizionista è un mezzo e una guida professionale.

Come ci si accorge che la dieta è diventata una forma di iper-controllo?

Un chiaro campanello d’allarme si presenta quando, dovendo andare a cena fuori, si sente il bisogno compulsivo di conoscere in anticipo il menù del ristorante per scegliere prima cosa ordinare e mantenere il controllo. Questi atteggiamenti rivelano un irrigidimento delle scelte alimentari e segnalano il rischio di vivere il piano nutrizionale in modo ansioso anziché sereno.

Come dovrebbe essere vissuto, invece, un percorso alimentare sano?

Spesso la dieta finisce per diventare una gabbia dorata, mentre dovrebbe essere uno strumento per conquistare maggiore libertà. L’alimentazione corretta deve accompagnarci nel ritrovare serenità e consapevolezza nelle scelte quotidiane, aiutandoci a mantenere il peso forma e la salute psicofisica anche quando le cose non vanno esattamente come previsto.

Avete accennato anche al tema dello ‘sgarro’: cosa ne pensa?

Ne parleremo approfonditamente nel prossimo appuntamento. Personalmente sconsiglio di chiamarlo ‘sgarro’ e preferisco definirlo un ‘bisogno’: concedersi una volta a settimana un alimento in totale libertà e autonomia fa parte di un percorso consapevole. Chiamarlo sgarro implica spesso mentire a se stessi o non voler cambiare davvero.