Il Vangelo del giorno con ALBERTO MAGGI: il tributo a CESARE e l’ipocrisia dei farisei

da | Ott 18, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

Il teologo biblista ALBERTO MAGGI commenta il Vangelo del giorno, analizzando l’episodio del tributo a CESARE e l’ipocrisia di farisei ed erodiani nel Tempio di GERUSALEMME.
Maggi spiega il significato profondo della risposta di Gesù, ricordando che se sulla moneta c’è l’immagine dell’imperatore, sull’essere umano c’è l’immagine di Dio.

Intervista a Alberto Maggi, teologo biblista.

LA SINTESI

Qual è il commento al Vangelo di questa domenica?

Buongiorno e buonissima domenica. Il Tempio di GERUSALEMME, il luogo sacro per eccellenza, è presentato dall’evangelista MATTEO in una luce più che sinistra, diabolica. Gesù, il Figlio di Dio, è entrato nel Tempio e immediatamente si scontra con il vero dio del santuario, che era il denaro, che ha convertito la casa del Signore in una ‘spelonca di ladri’. Ebbene, le autorità intendono eliminare Gesù che ha denunciato questa prostituzione del luogo, ma desistono dal tentativo di catturarlo perché, scrive l’evangelista, hanno paura della folla che lo considerava un profeta. La popolarità di Gesù è ancora troppo alta e le forze del potere si organizzano con un’ondata di attacchi tesi a demolire la stima che il popolo nutre nei confronti dell’uomo di NÀZARETH. Poiché la forza di Gesù risiede nella verità del suo insegnamento, l’unica strada è tendergli una trappola: trovare contraddizioni o incoerenze nel suo discorso per fargli perdere consenso e popolarità tra la gente. Farisei ed erodiani dunque si avvicinano a Gesù con una richiesta perentoria: ‘Dici dunque il tuo parere: è lecito o no pagare – letteralmente dare – il tributo a CESARE?’. La questione è posta nei termini di un vicolo cieco. Se Gesù risponde di sì, è lecito, legittima l’occupazione romana e contravviene al principio teologico che riconosce il Signore come unico re e sovrano d’ISRAELE; in questo modo perde il favore del popolo e si scredita come messia liberatore. D’altro canto, se Gesù risponde di no, non è lecito, la sua posizione viene immediatamente bollata come ribellione politica contro l’impero. Gli erodiani sono lì pronti a denunciarlo e farlo arrestare come sovversivo. Ebbene, Gesù capovolge la trappola. Chiede: ‘Mostratemi la moneta del tributo’. Ed essi, presi alla sprovvista da questa inaspettata richiesta, gli presentano un denaro. In questo semplice gesto gli avversari si condannano da soli. La scena si svolge nell’area del Tempio di GERUSALEMME. Sulla moneta d’argento è impressa la testa dell’imperatore TIBERIO. Per la legge ebraica si trattava di un’immagine sacrilega e idolatrica, ed era severamente vietato portare queste monete nel Tempio. Tirando fuori quella moneta, i farisei, pur dichiarandosi pii custodi della legge, dimostrano che il loro vero dio è Mammona, il dio del profitto. Gli avversari avevano chiesto se fosse lecito ‘dare’; Gesù risponde spostando il piano dal ‘dare’ al ‘restituire’: ‘Restituite dunque a CESARE quello che è di CESARE e a Dio quello che è di Dio’. La moneta reca l’immagine e l’iscrizione di CESARE, appartiene al suo potere economico ed è giusto che gli venga restituita. Però Gesù aggiunge: ‘E a Dio quello che è di Dio’. Se sulla moneta c’è l’immagine di CESARE, sull’essere umano c’è l’immagine di Dio, perché come è scritto nel libro della Genesi, Dio creò l’uomo a sua immagine. A CESARE si possono dare le monete, ma a Dio appartiene l’intera vita: il cuore, la coscienza, la dignità dell’uomo. I farisei, usurpando la signoria di Dio sulle coscienze del popolo in nome delle loro tradizioni umane, avevano usurpato quello che apparteneva a Dio. L’attacco a Gesù fallisce miseramente: i tentatori volevano coglierlo in fallo e si ritrovano essi stessi smascherati nella loro ipocrisia. Grazie e buona domenica a tutti.

Grazie frate ALBERTO. Ricordiamo ai lettori anche i suoi libri, tra cui ‘Brutto come il peccato, perché a farci belli è l’amore’ edito da Garzanti. Grazie mille e a domenica prossima.

Grazie a te e buona domenica.