Scrivania ordinata o caos? L’analisi di CLARA ROMANELLI tra genialità e neurodivergenza

da | Ott 16, 2026 | APPROFONDIMENTO, Lavoro, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Formazione | 0 commenti

CLARA ROMANELLI analizza il rapporto tra l’organizzazione dello spazio di lavoro e il funzionamento della mente. Dalla celebre citazione sulla scrivania disordinata come sintomo di genialità fino al concetto di neurodivergenza, l’esperta spiega come l’ordine o il disordine influiscano su concentrazione, creatività e produttività a seconda del profilo individuale e del tipo di attività svolta.

Intervista a CLARA ROMANELLI, esperta di organizzazione e gestione degli spazi.

LA SINTESI

Di fianco a me la signorina CLARA ROMANELLI, ciao bentrovata. Oggi parliamo di scrivania. La scrivania ordinata dà ordine al nostro cervello o forse il contrario? Una scrivania disordinata, dice qualcuno, è sintomo di genialità, è vero?

Esatto. Non sappiamo bene da chi venga esattamente questa citazione, ma ha creato diverse riflessioni. C’è chi la usa un po’ come scusa, come si fa per la stanza o la cameretta disordinata: siccome qualcuno ha definito il disordine un sintomo di genialità, allora si dice ‘sono un genio’. In realtà c’è un rapporto di reciprocità o eventualmente, più che un sintomo, la postazione o scrivania disordinata può essere la conseguenza della genialità.

Questa cosa equivale anche alla stanza dei bambini o dei ragazzi che studiano? Vale anche per l’adulto?

Ci può stare, ma dobbiamo fare due distinzioni. Per quanto riguarda ragazzi e bambini, hanno bisogno di essere indirizzati perché magari hanno una mancanza di competenze e capacità nel gestire il loro spazio e le loro cose, oppure la disorganizzazione può essere sintomo di genialità che oggi chiamiamo neurodivergenza, e quindi rappresentare una richiesta di aiuto o di gestione. Per l’adulto può essere la conseguenza della genialità oppure una mancanza di capacità di gestione dei propri strumenti, esattamente come nel bambino, con la differenza che nell’adulto possiamo agire in maniera diversa.

C’è una regola che definisce questa organizzazione dello spazio di lavoro o della scrivania in generale?

Sarebbe bello! Una scrivania caotica in una mente neurodivergente, dove ci sono capacità trasversali che escono dalla tipicità, può favorire la creatività. Se parliamo invece di uno spazio ordinato, sia per un neurotipico che per un neurodivergente, si crea lo spazio per sviluppare la creatività, perché in un neurodivergente un pensiero laterale potrebbe essere confuso a livello sensoriale da tutti gli stimoli esterni e quindi portare a distrarsi.

Quando tu parli di neurodivergenza, a che cosa si fa riferimento nello specifico?

Ad oggi ci si riferisce a una macro area di persone che hanno un funzionamento neuronale non proprio tipico. Da qui si apre un ampio scenario che comprende DSA, disturbi del neurosviluppo che poi con l’età adulta diminuiscono, disturbi dell’attenzione o varie modalità in cui il cervello funziona, senza doversi addentrare troppo nell’ambito medico.

È giusto fare questo distinguo tra soggetti. Quali sono le necessità degli uni e degli altri?

Esatto, fatta questa distinzione, oggi più che mai si parla di neurodivergenza perché va a raccogliere tanti tipi diversi di funzionamento.

L’ordine mentale passa attraverso l’ordine che è nei nostri ambienti, non forse ma sempre, o tendenzialmente?

Tendenzialmente sì. Oggi abbiamo preso come esempio quello della scrivania per ridurre il concetto di spazio di lavoro, perché non tutti hanno bisogno di una vera e propria scrivania. L’ordine fisico ci aiuta a mantenere la concentrazione e ad essere più efficienti; ci permette di non sprecare tempo a cercare qualcosa o addirittura ad evitare di accorgerci di averlo perso.

Se uno ha una stanza o un ambiente completamente sottosopra, rimettere in ordine serve anche per una questione di concentrazione?

Ti direi sempre, ma mi rifaccio all’intervento di prima: dipende da come funzioniamo. Per chi manca di capacità organizzative, avere una routine nel riorganizzare i propri spazi aiuta a mantenere e acquisire meglio questa abilità. Se invece una persona vive veramente molto bene nel caos, riordinare è una forzatura: non si arriva da nessuna parte, quella persona non imparerà mai e sta bene nel suo caos geniale. In generale, avere uno spazio organizzato ci permette di sviluppare una creatività diversa, perché possiamo creare noi quel caos in base a ciò che vogliamo realizzare.

Quali sono i vantaggi di avere una scrivania ordinata o nel caos, disordinata?

La risposta è: se facciamo un lavoro standardizzato, un lavoro amministrativo e routinario, abbiamo assoluto bisogno di ordine. Avere una scrivania o una postazione lavorativa nel caos può essere invece utile nel momento in cui stiamo facendo brainstorming e dobbiamo far emergere idee che escono dagli schemi.

Che cos’è che ci va sopra la scrivania? Come la dobbiamo organizzare?

Partiamo dall’essenziale con un approccio minimalista: tre o quattro oggetti essenziali come il PC, il portapenne, un block-notes e il mouse. Poi, in base alle esigenze del nostro lavoro, possiamo creare degli upgrade e lavorare con mensole o cassettiere intorno a noi. L’importante è mantenere uno spazio aperto di fronte a sé che stimoli la concentrazione e la creatività.

La scrivania deve avere anche una certa dimensione?

Non è necessario. Bisogna puntare sulla flessibilità e soprattutto sull’autoconsapevolezza di ciò di cui si ha effettivamente bisogno.

Se una persona dice che la scrivania non la usa ma lavora sul tavolo della cucina o del soggiorno, è la stessa cosa?

Ti direi di sì, qualunque altro piano adibito a scrivania o postazione lavorativa segue le stesse regole, anche se si tratta di una soluzione temporanea come l’ufficio in scatola: è faticoso, ma segue le stesse identiche regole.