Un tavolo di lavoro disordinato è sintomo di genialità o di semplice caos? Su Radio Linea N.1, Clara Romanelli affronta il tema dell’organizzazione dello spazio di lavoro e del suo legame con la mente, spiegando il concetto di neurodivergenza e come la gestione del proprio ambiente possa influenzare la creatività e l’attenzione sia nei ragazzi che negli adulti.
Intervista a Clara Romanelli.
LA SINTESI
Con Clara Romanelli parliamo di scrivania. Una scrivania ordinata dà ordine al nostro cervello o succede il contrario? Si dice che una scrivania disordinata sia sintomo di genialità: è vero?
Non sappiamo bene da chi provenga esattamente questa citazione, ma ha stimolato diverse riflessioni, anche perché c’è chi la usa come scusa. In realtà c’è un rapporto di reciprocità: più che un sintomo, il disordine sulla scrivania o sulla postazione di lavoro può essere una conseguenza della genialità.
Questo discorso vale anche per i bambini e i ragazzi che studiano e tengono la cameretta o la scrivania disordinata? Vale lo stesso per gli adulti?
Bisogna fare due distinzioni. Bambini e ragazzi hanno bisogno di essere indirizzati perché possono avere una mancanza di competenze nella gestione del proprio spazio e delle proprie cose, oppure il disordine può essere manifestazione di quella che oggi chiamiamo neurodivergenza e rappresentare una richiesta di aiuto o di gestione. Per l’adulto può trattarsi di una conseguenza della genialità oppure, esattamente come nei più giovani, di una carenza nelle capacità di gestione dei propri strumenti, su cui però si può agire in modo diverso.
C’è una regola che definisce la corretta organizzazione dello spazio di lavoro o della scrivania in generale?
Una scrivania caotica in una mente neurodivergente, con capacità trasversali fuori dalla norma, può talvolta favorire la creatività. Tuttavia, per creare uno spazio idoneo a questa creatività, uno spazio ordinato è prezioso sia per un profilo neurotipico sia per un neurodivergente: chi ha un pensiero laterale o neurodivergente rischia altrimenti di essere confuso a livello sensoriale da tutti gli stimoli presenti attorno a sé e quindi di distrarsi.
Quando parli di neurodivergenza, a che cosa fai riferimento nello specifico?
Ci si riferisce ad oggi a una macro-area di persone con un funzionamento neuronale non proprio tipico. Questo abbraccia diversi ambiti, dai disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e dai disturbi del neurosviluppo ai disturbi dell’attenzione o a varie altre modalità di funzionamento del cervello, senza doversi necessariamente addentrare nel campo medico.
Quali sono le necessità legate alle diverse modalità di funzionamento della mente?
È fondamentale fare questa distinzione tra soggetti perché oggi più che mai si parla di neurodivergenza, un concetto che raccoglie tanti tipi differenti di funzionamento e che richiede quindi risposte e modalità di gestione adeguate alle esigenze di ciascuno.


