Nel consueto appuntamento con le storie e le leggende marchigiane su RADIO LINEA N.1, Leonardo Bedini ci accompagna alla scoperta dell’origine del celebre soprannome degli abitanti di OSIMO. Tra la leggenda del condottiero Gian Giacomo Trivulzio e la reale spiegazione storico-artistica delle statue romane prive di capo, emerge un grande insegnamento sulla capacità di trasformare un insulto in motivo di orgoglio e identità.
Intervista a Leonardo Bedini, esperto di storie e leggende marchigiane.
LA SINTESI
Dove ci porti oggi con le tue storie e leggende marchigiane?
Ieri ho portato i manifesti del Festival di Halloween a Montelupone e anche al Comune di OSIMO, e ho pensato di parlare di una curiosità che tutti i marchigiani conoscono ma pochi sanno spiegare: perché gli osimani sono conosciuti in tutto il mondo come “i senza testa”? Non si tratta di una diagnosi sulla popolazione né del risultato di una riunione comunale finita male. Il soprannome nasce da dodici statue romane a grandezza naturale, risalenti a circa 2000 anni fa, situate nell’atrio del Palazzo Comunale di OSIMO, tutte rigorosamente prive di testa.
Cosa racconta la leggenda legata a questo soprannome e al condottiero Trivulzio?
La storia sfocia nel mito. Nel 1487 OSIMO era controllata da Boccolino da Guzzone, un capitano di ventura che si era ribellato al Papa, prendendo il potere e cercando persino l’aiuto di un sultano ottomano ad Istanbul. Quando Roma perse la pazienza, inviò un esercito guidato dal condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio. Dopo mesi di assedio, Boccolino si arrese e lasciò la città. Secondo la leggenda, per vendicarsi della resistenza degli osimani e umiliarli per sempre, Trivulzio avrebbe fatto decapitare le dodici statue romane, marchiando la cittadinanza per i secoli a venire con il soprannome di “senza testa”.
Qual è invece la spiegazione storicamente e artisticamente più probabile?
Le ricerche storiche raccontano una versione meno sanguinosa: nel 1487 quelle statue erano con ogni probabilità ancora sepolte sotto terra, quindi Trivulzio non avrebbe potuto allestire un cantiere durante un assedio per scavare e decapitarle. La spiegazione reale risiede nella tecnica scultorea romana: i romani realizzavano spesso i corpi delle statue separatamente dalle teste. Poiché i governanti o i personaggi d’alto rango cambiavano o morivano di frequente, l’arte si adattava cambiando solo la testa e mantenendo il busto. Con il passare del tempo le teste scolpite a parte si sono perse, lasciando solo i corpi, e già dai primi del ‘600 le cronache parlano di queste statue senza testa.
Cosa possiamo imparare da questa vicenda sull’identità degli osimani?
C’è una grande lezione contro il bullismo: gli osimani avrebbero potuto rifiutare questo soprannome o sceglierne uno più epico come “i senza paura” o “i temerari”, ma hanno deciso di tenerselo. Se trasformi un insulto o una presa in giro nella tua identità, alla fine vinci tu. Chiunque visiti OSIMO e passi per l’atrio del Palazzo Comunale può ammirare queste statue spettacolari e ricordare sia la leggenda di Trivulzio e Boccolino da Guzzone sia la storia reale dell’arte romana.


