La dottoressa MIRIAM SPINA analizza il fenomeno della voracità alimentare nell’alfabeto psiconutrizionale. Dall’aspetto biologico e i segnali di sazietà fino alle implicazioni psicologiche come la fame emotiva e i disturbi alimentari, la specialista offre consigli pratici per ritrovare un rapporto sano con il cibo.
Intervista a MIRIAM SPINA, dottoressa e nutrizionista.
LA SINTESI
Buongiorno dottoressa e bentrovata!
Buongiorno Freddie, buongiorno a tutti!
Sentivo nel collegamento in sottofondo un grillo, pensavo parlassimo di farina di grilli e invece siamo arrivati alla lettera V dell’alfabeto psiconutrizionale.
Esatto! La V di voracità. Ne parlerò da un punto di vista biologico e psicologico nell’alfabeto psiconutrizionale. Partiamo dalla biologia della voracità: quando può accadere che si mangi voracemente? Innanzitutto può essere una modalità abituale di una persona. Oppure è possibile che si concentri l’energia alimentare della giornata nei tre pasti principali o che si arrivi fortemente affamati, consumando il pasto in pochissimo tempo e mangiando tanto cibo. Quali problemi possono derivare da questo? Quando mangiamo ci sono dei segnali di sazietà che hanno bisogno di un certo tempo per essere recepiti. Il nostro stomaco riceve il cibo, si dilata e questa tensione dello stomaco viene recepita a livello dell’ipotalamo; aumentano i livelli di leptina, che sono il segnale per farci comprendere la sazietà. Quando si mangia voracemente si corre il rischio di non sentirsi sazi ma pieni, che è ben diverso. Il segnale di sazietà arriva dopo che abbiamo mangiato una quantità di cibo maggiore rispetto a quella di cui abbiamo bisogno. Una conseguenza importante è che alla lunga, mangiando voracemente più del dovuto, possiamo incorrere in problemi di sovrappeso o obesità. Inoltre, chi mangia voracemente tipicamente non è attento alla masticazione e quindi i problemi a carico della digestione sono molto frequenti.
Quali possono essere dei consigli base dal punto di vista biologico?
Innanzitutto farci caso, prestare attenzione al senso di appetito con cui si arriva al pranzo o alla cena. Se è eccessivo e non ci permette di mangiare con la dovuta calma e con il giusto piacere perché siamo troppo veloci, è bene prendere l’abitudine di fare uno spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio. Questo ci consente di arrivare con un buon appetito ma non con una fame da lupi che ci fa mangiare tutto voracemente, perdendo il piacere del cibo.
E per quanto riguarda l’aspetto psicologico?
Passiamo all’aspetto psicologico: tipicamente la voracità può riguardare tutti noi, sia per un grande appetito sia quando è supportata da una fame emotiva, ossia da un’emozione non elaborata come la rabbia, che ci porta quasi ad aggredire il cibo con voracità. Ci sono poi aspetti che afferiscono ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, come la bulimia e il Binge Eating Disorder (BED). In queste due problematiche ci sono abbuffate molto ricorrenti in cui si mangia in maniera vorace una grande quantità di cibo in poco tempo. La differenza tra la persona bulimica e chi ha il Binge Eating Disorder è che nel primo caso ci sono meccanismi di compensazione, perché subentra un forte disagio per la grande abbuffata e la voracità. Nel Binge Eating Disorder invece non c’è un meccanismo di compensazione, quindi tipicamente chi ne soffre e ha queste ricorrenti abbuffate compulsive è in forte sovrappeso.
Quand’è che bisogna correre ai ripari?
Se questa voracità o piccola abbuffata capita una volta al mese ci sta, il discorso della fame emotiva non è sempre sbagliato, è una modalità con cui possiamo vivere un’emozione. La difficoltà nasce quando l’abbuffata ha una frequenza settimanale piuttosto considerevole: ci sono persone che tutti i giorni si abbuffano, generalmente in solitudine quando non condividono il pasto con altri. Il primo passo è assolutamente dirselo, riconoscerlo, e poi in questi casi è sempre bene rivolgersi a un professionista specializzato nell’ambito di questo tipo di disturbi.
Nastro isolante no?
Quello è al di là del consiglio comportamentale, quella è cattiveria e violenza! Non andate da Freddie, non è un professionista!
No, io no! Andate invece da un professionista, per esempio dalla dottoressa MIRIAM SPINA. Cercatela sui social per questa e per altre domande. Grazie dottoressa, questa era la lettera V, aspettiamo il grande finale e poi ripartiamo.
E poi vedremo come organizzarci. A voi!


