Come l’AI rivoluziona il turismo: intervista a MIRCO LALLI

da | Ott 9, 2026 | APPROFONDIMENTO, Economia, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Formazione | 0 commenti

L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il settore turistico, cambiando le abitudini dei viaggiatori nella pianificazione delle vacanze. Nell’intervista a RADIO LINEA N.1, MIRCO LALLI spiega l’importanza della visibilità sui sistemi di AI per gli operatori e offre consigli ai giovani per affrontare il futuro del lavoro.

Intervista a MIRCO LALLI, fondatore di Data Appeal Company ed esperto di intelligenza artificiale e turismo.

LA TRASCRIZIONE

Qual è la situazione attuale del turismo in Italia e come si sta conciliando con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale?

Dal punto di vista numerico il turismo sta andando bene, sebbene ci siano forti sbilanciamenti: il 90% dei turisti internazionali visita solo il 4% della penisola. Il settore sta però cambiando profondamente sotto la spinta dell’intelligenza artificiale. I viaggiatori sono circa due anni avanti rispetto alle destinazioni: oggi il 60% dei viaggiatori usa l’AI per pianificare un viaggio. Inoltre, uno studio recente rivela che il 40% delle nuove generazioni si fida di più dei consigli dell’AI rispetto a quelli degli amici.

In che modo l’intelligenza artificiale può integrarsi nel settore travel, tra hotel, ristorazione e territorio?

Il punto cruciale è la visibilità nei sistemi AI. Quando un utente pianifica un viaggio con ChatGPT, Gemini o Perplexity, riceve solo due o tre suggerimenti di hotel, ristoranti o attrazioni. La grande sfida del futuro è non essere invisibili a questi modelli. Inoltre, l’AI aiuta gli operatori ad automatizzare le attività ripetitive, come le risposte a chiamate o email di preventivo, liberando tempo per la relazione umana, che resta l’elemento a maggior valore aggiunto nell’accoglienza turistica.

Qual è il tuo consiglio ai giovani per non entrare nel mercato del lavoro con competenze già obsolete?

Il mio consiglio è di non demonizzare l’AI e iniziare subito a usarla. Non conta tanto il singolo strumento, perché la tecnologia cambia così velocemente che uno strumento appreso oggi rischia di essere vecchio tra due settimane. Ciò che importa è il mindset: l’AI deve diventare un copilota e un assistente personale. Inoltre, le competenze umanistiche e la capacità di comunicare bene sono fondamentali, perché la qualità delle domande poste all’AI determina la qualità delle risposte che si ottengono.