Ai microfoni di RADIOLINEAN1, il cantautore IMMANUEL CASTO presenta il suo nuovo lavoro discografico intitolato “Formato non riconosciuto”. L’artista riflette sulle pressioni sociali legate alla produttività e al successo, per poi raccontare il suo ritorno sul palco con il nuovo monologo teatrale “Non ha senso, ma mi adeguo”.
Intervista a IMMANUEL CASTO, cantautore e autore teatrale.
LA TRASCRIZIONE
Benvenuto a IMMANUEL CASTO. Dopo quattro anni torni con un nuovo album in studio dal titolo “Formato non riconosciuto”. Di cosa parlano le tue nuove canzoni?
In questi quattro anni ho fatto esperienze molto diverse, tra cui un tour teatrale e un corso di logica. “Formato non riconosciuto” si riferisce alla difficoltà che hanno molte persone nel farsi incasellare in uno stereotipo o in un formato specifico. Il titolo vuole ribaltare il giudizio: non è il file o la persona ad avere un problema, ma è il sistema che non è pronto a riconoscerli o a leggerli. È una riflessione sulla complessità umana che non rientra nelle forme di specializzazione rigide richieste dalla società.
Tra i vari brani ce n’è uno in particolare che si configura come una forte denuncia e autodenuncia sociale: “Non produco e non mi riproduco”. Come nasce questo pezzo?
Il brano affronta l’identificazione totalizzante con il lavoro. La nostra società spinge molto in questa direzione, associando l’idea di successo esclusivamente all’affermazione economica e al riconoscimento pubblico. In realtà il successo risiede nella soddisfazione personale, nella qualità delle relazioni e del tempo libero. Nel brano esprimo quella sensazione di colpa che si prova persino quando ci si riposa, un’ossessione della produttività a tutti i costi da cui è molto complesso decondizionarsi.
Oltre alla musica, prosegue anche il tuo percorso a teatro con un nuovo spettacolo dal titolo “Non ha senso, ma mi adeguo”. Di cosa si tratta?
La dimensione teatrale mi permette di mostrare un altro lato di me e di veicolare ragionamenti con più calma rispetto ai concerti. Questo spettacolo sarà un’esamina cinica di molte prassi e abitudini sociali date per scontate solo perché “si è sempre fatto così”. Attraverso l’ironia cerco di portare una prospettiva diversa su comportamenti che potrebbero essere rivisti e migliorati per vivere tutti in modo più fluido e inclusivo.


