Il lamento è sempre un atteggiamento negativo o può avere una funzione positiva per la nostra mente? Nell’appuntamento pomeridiano su Radio Linea, l’ospite ALESSANDRA VECCHI analizza il valore catartico dello sfogo e i rischi di quando la lamentela diventa una struttura di pensiero distruttiva.
Nel corso dell’intervista vengono offerti consigli pratici per interrompere il circolo vizioso della ruminazione mentale e riscoprire la dimensione del presente.
Intervista a ALESSANDRA VECCHI, esperta di benessere psicologico.
LA TRASCRIZIONE
Oggi parliamo dell’elogio del lamento. Perché lamentarsi non è sempre qualcosa di negativo?
Il lamento è una forma di espressione di sé, di quella parte di noi che porta un carico di stress, di dolore o di sofferenza e che chiede semplicemente di essere vista. Non è negativo di per sé quando assume una connotazione di scarico e di sfogo.
Quand’è che il lamento rischia di diventare una forma distruttiva?
Diventa distruttivo quando la nostra forma pensiero è costantemente quella della vittima. Quando lamentarsi di ciò che non funziona diventa una struttura di pensiero fissa e un dialogo interno continuo con noi stessi, oppure una modalità esclusiva di comunicazione con gli altri che sostituisce ogni dialogo costruttivo.
Come ci si deve regolare all’interno di un rapporto a due o in famiglia?
All’inizio il lamento permette all’altro di accogliere, consolare e prendersi cura del pezzo dell’altro che è in difficoltà. Diventa però invalidante se si trasforma nell’unica forma quotidiana di relazione. Come diceva mia nonna, ‘il troppo stroppia’.
Quali sono i rimedi quando ci rendiamo conto di essere bloccati nel lamento continuo?
Bisogna sviluppare la consapevolezza di sé e riconoscere che la nostra forma pensiero è negativa. Quando arriva quel vortice, occorre darsi un freno, bloccarsi e dire: ‘Basta, è mezz’ora che mi lamento, ora mi dedico ad altro’. Spostare l’attenzione su azioni concrete o quotidiane aiuta a interrompere il circuito della preoccupazione.
Perché è fondamentale concentrarsi sul presente per superare questi momenti?
Nella filosofia Zen il vivere il ‘qui ed ora’ rappresenta la chiave per vivere con pienezza. Se viviamo oggi pensando solo ai problemi di domani o fra due anni, finiamo per non vivere il momento presente. Più rimuginiamo su un problema, più quel problema ingrandisce la sua carica emotiva negativa.
E quando si è in due, come può intervenire chi sta accanto alla persona che si lamenta?
Chi ascolta ha il ruolo di testimone: deve essere bravo ad accogliere e consolare in un primo momento, per poi guidare delicatamente il discorso verso un’altra dimensione più gioiosa e propositiva, aiutando l’altro a distogliere il pensiero da ciò che lo affligge.


