ALBERTO MAGGI spiega il significato delle Beatitudini per la Festa di Ognissanti

da | Nov 1, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

In occasione della festa di Ognissanti, il teologo e biblista Frate Alberto MAGGI analizza il significato profondo e la struttura delle Beatitudini nel Vangelo di Matteo.
Attraverso la simbologia dei numeri e il confronto con l’Antica Alleanza, Maggi descrive le Beatitudini come un patto universale tra Dio e l’umanità e un progetto di trasformazione sociale fondato sulla condivisione e sulla giustizia.

Intervista a Frate Alberto MAGGI – teologo e biblista.

LA SINTESI

Che cosa ci veicola il Vangelo di oggi, nella giornata di Ognissanti?

L’evangelista MATTEO apre il primo dei grandi cinque discorsi di Gesù formulando l’insegnamento in otto beatitudini, composte nell’originale greco da un totale di 72 parole. Questa precisa struttura racchiude un significato profondo: il numero otto è la cifra della risurrezione, il primo giorno dopo la settimana che inaugura la nuova creazione, mentre il 72 richiama la tavola delle nazioni della Genesi, simbolo della totalità dei popoli allora conosciuti. Mentre l’antica legge era un’alleanza esclusiva con Israele per garantire una lunga vita terrena, le Beatitudini costituiscono il patto di Dio con l’intera umanità, comunicando la vita divina capace di vincere la morte.

Come si strutturano le singole Beatitudini e qual è il loro messaggio sociale?

La struttura del discorso richiama anche quella del Decalogo. Se l’Antica Alleanza si apriva con l’affermazione dell’unicità di Dio, il programma delle Beatitudini prende il via con la scelta del Padre come unico Dio. Questa scelta radicale si esprime nella prima beatitudine («Beati i poveri per lo spirito»), dove la scelta volontaria della povertà porta al rifiuto totale della ricchezza, vista come l’ostacolo principale che soffoca l’individuo. Gesù non beatifica la miseria umana: l’espressione indica una scelta esistenziale volontaria sostenuta dall’azione di una forza interiore che spinge a entrare liberamente nella condizione di povertà. Non si tratta di andarsi ad aggiungere ai tanti miseri sfornati dalla società, ma di un progetto di trasformazione comunitario e sociale volto a eliminare l’indigenza, riproducendo l’agire di Cristo che da ricco si è fatto povero per farci ricchi. Il verbo al presente («di essi è il regno») definisce una realtà già in atto in cui Dio esercita la sua regalità come un padre che si prende premurosa cura dei suoi figli.

Quali sono le conseguenze per chi sceglie di vivere secondo questo insegnamento?

Nelle beatitudini successive Matteo delinea le conseguenze di questa scelta. Agli oppressi, cioè coloro che subiscono un’ingiustizia atroce, viene garantita la fine della loro sofferenza non attraverso la rassegnazione, ma tramite l’azione liberatrice di Dio e la rinuncia all’accaparramento dei beni da parte dei credenti. Ai miti, cioè i diseredati spogliati della terra dall’avidità dei potenti, viene promessa la restituzione della loro piena e completa dignità. Chi ha fame e sete di questa giustizia viene saziato, con un verbo che l’evangelista adopera solo qui e nei due episodi della condivisione dei pani e dei pesci, a indicare che la giustizia si compie saziando gli altri ed eliminando concretamente la loro indigenza. Seguono poi i tratti visibili e distintivi della comunità: i misericordiosi, che offrono un soccorso attivo e si fanno solidali con chi soffre, sperimentando a loro volta la premurosa cura di Dio; i puri di cuore, la cui trasparenza di condotta e rinuncia al potere donano l’esperienza quotidiana della presenza del Signore e rendono superflue le mediazioni sacrali del tempio; e i costruttori di pace, gli artefici del bene altrui che smascherano l’avidità del mondo e vengono riconosciuti come figli di Dio, imitatori del Padre che trova la sua gioia nel rendere felice l’uomo. L’ultima beatitudine chiude il cerchio («Beati i perseguitati per la giustizia»): la persecuzione non è una sfortuna, ma la conseguenza inevitabile della fedeltà al progetto delle Beatitudini, di fronte alla quale Dio si pone fermamente dalla parte dei poveri perseguitati garantendo loro una gioia e una protezione che i persecutori non potranno mai scalfire.