Nello spazio de “Lo Spazio delle Idee” su Radio Linea N.1, Alessandra VECCHI e Beatrice SILENZI riflettono sui ruoli di genere e sull’equilibrio tra energia maschile e femminile.
L’intervista analizza il concetto di complementarità rispetto a un’uniformità rigida o a un femminismo ostentato, evidenziando il valore delle differenze intrinseche.
Si sottolinea l’importanza di riscoprire il rispetto autentico, la noia creativa e il tempo per sé stessi nella vita di tutti i giorni.
Intervista a Alessandra VECCHI.
LA SINTESI
Parliamo del ruolo degli uomini e delle donne oggi nella società liquida, in cui i ruoli sembrano essere fluidi e confusi.
Sono molto confusi. Sembra non esserci più un confine tra l’energia maschile e l’energia femminile, come se tutti dovessimo uniformarci sempre e dovunque. Ma ci si deve chiedere: qual è la reale differenza tra un uomo e una donna?
Quando si pensa a uomo e donna si guarda al ruolo sociale, mentre tu poni l’accento sulle energie maschile e femminile, che dovrebbero guidare il gioco dei ruoli.
Prima di affrontare i ruoli occorre fare una premessa: l’uomo e la donna sono fisicamente e strutturalmente diversi. L’uomo nel novantanove per cento dei casi ha una forza fisica ed è più avvezzo a determinati compiti; la donna è più portata alla delicatezza, all’intuito e al discernimento. Per esempio, il cosiddetto fiuto per gli affari appartiene maggiormente alle donne. In una metaforica battaglia, la donna è colei che sente e pianifica la strategia, mentre l’uomo richiama l’esercito per agire. C’è un sentire e pensare tipico del femminile, e un fare e dare direzione tipico del maschile.
Partendo da questa premessa sulle due energie, come si traducono nei ruoli?
Nei ruoli non possiamo essere uguali. In qualsiasi struttura, come l’equipaggio di una nave o un esercito, la vittoria è data dalla complementarità. Se tutti avessero le stesse doti e capacità, sarebbe difficile vincere. Anche tra maschile e femminile occorre essere complementari.
Storicamente veniamo dal patriarcato, ma dentro le mura domestiche spesso erano le donne a gestire tutto…
C’è stato un patriarcato di facciata, ma la donna sapeva riprendersi il suo ruolo. Gli uomini lavoravano nei campi, mentre le donne curavano l’organizzazione generale. Per la donna, che ha un cervello multitasking, l’organizzazione non è complessa, mentre per l’uomo può risultare più faticosa.
L’uomo fa una cosa alla volta come coltivare i campi, la donna invece organizza la casa, lava, stira, cucina, educa i figli e dice al marito cosa fare il giorno dopo!
Esatto. Se dal maschilismo siamo passati a un femminismo ostentato di facciata — dove gli estremi diventano ridicoli in entrambi i versi —, ora dobbiamo trovare un nuovo punto di equilibrio.
Fermiamoci un attimo, il posto giusto lo individuiamo tra poco.
Perfetto.
Torniamo a parlare dell’equilibrio tra energia maschile e femminile e della necessità di riprendersi ciascuno il proprio posto.
Ognuno deve riprendere il proprio ruolo all’interno della società, della famiglia o dell’azienda. Ogni energia deve stare al suo posto, altrimenti si crea confusione. Ritrovare questo equilibrio tra le due energie equivale a ballare il tango: nessuno deve pestare i piedi all’altro o usare prepotenza nel voler aver ragione a tutti i costi.
Oggi sia gli uomini che le donne fanno molta fatica nei propri ruoli…
Le donne stesse arrivano da un eccesso in cui tutto sembra concesso e possibile, che è solo un surrogato di libertà in brutta copia. La vera libertà non è “faccio come mi pare”, ma pensare con la propria testa, esprimersi e portare il proprio pensiero nel rispetto dell’altro. I ruoli possono coesistere solo se c’è una forma di rispetto autentico.
Il rispetto autentico sembra essere una grande mancanza del nostro tempo.
È un problema del nostro tempo ed è una questione trasversale. Si spinge verso attività per sentirsi meno soli, ma è una stupidaggine. Mia zia, direttrice di scuola materna per tanti anni, diceva che i bambini hanno il diritto di avere uno spazio per annoiarsi. Nella noia nascono la creatività, l’invenzione e il gioco. Oggi che ogni spazio temporale ed intrapsichico è programmato e schematizzato, rischiamo di diventare robot, senza più spazio per sentire e creare.
Come si fa a ritrovare questo spazio vuoto nella quotidianità?
Occorre ripartire da noi stessi e lasciarsi dei momenti vuoti nella giornata per esplorare i nostri spazi interni ed esterni.
E questo tempo vuoto non deve essere riempito dal telefonino o dalla televisione…
Assolutamente no. I dispositivi tecnologici mettono il cervello in off, creando un elettrocardiogramma piatto. Un conto è la noia che genera creatività, un conto è il piattume.
Grazie ad Alessandra VECCHI per essere stata con noi.
Grazie a te Beatrice, ciao!


