Crisi dell’EUROPA e pensiero unico: intervista a DIEGO FUSARO e FERDINANDO BERGAMASCHI

da | Ott 19, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura, Attualità | 0 commenti

Negli studi di Radio Linea N.1, Diego Fusaro e Ferdinando Bergamaschi analizzano le attuali tensioni sociali e la crisi politica e culturale che attraversa l’Europa. Riflettendo sui temi dei loro ultimi libri, i due saggisti discutono del declino dell’Occidente, del pensiero unico e della necessità di sviluppare una coscienza critica.

Intervista a DIEGO FUSARO, saggista e filosofo, e FERDINANDO BERGAMASCHI, saggista e autore.

LA SINTESI

Ben ritrovati in studio a Diego Fusaro e Ferdinando Bergamaschi. Quando ci troviamo a commentare l’attualità non è sempre un discorso allegro, ma queste proteste che stanno devastando l’Italia nascono da un disagio molto più grande di semplici vandalismi. Ferdinando, da dove vogliamo cominciare?

Indubbiamente, quando si tratta di condannare la violenza e il vandalismo è giusto farlo e non mi sottraggo. Detto questo, le ragioni che spingono questi giovani a protestare sono condivisibili, sia per quanto riguarda le politiche interne e sociali italiane come la sanità pubblica, la scuola pubblica e lo stato sociale, sia per quanto riguarda l’opposizione alle politiche guerrafondaie italiane ed europee. Da questo punto di vista la teoria è giusta, mentre certamente è sbagliata la pratica di andare a devastare le città.

È strano che nessuno si aspettasse che l’Italia sarebbe stata perversa da queste proteste. Diego, che ne pensi?

È un’anomalia per certi versi, perché se dalla Francia ce lo si può attendere, data la sua consuetudine con le proteste, le rivolte e le rivoluzioni fin dal 1789, l’Italia storicamente è meno propensa ad insorgere. Ma questa volta l’onda lunga delle proteste francesi si è propagata fino all’Italia. Le ragioni delle proteste sono sacrosante: si protesta per la scuola pubblica che è ai minimi storici, per il carovita che aggredisce le classi lavoratrici e i ceti medi, con il ritorno in piazza dei gilet gialli. Tuttavia, le proteste sono ottime, ma la violenza è deprecabile dal punto di vista strategico: quando si usa la violenza si delegittima la protesta, facendola passare mediaticamente per una banda di teppisti quando la maggior parte della gente protesta in modo pacifico, e si autorizza il potere a reprimere violentemente l’intera manifestazione.

Entriamo nel vivo dei vostri libri. Partiamo da ‘Pensieri in libertà’ di Ferdinando Bergamaschi: c’è posto oggi per il pensiero critico e libero o si sta riducendo tutto a poche correnti dominanti?

Questo dipende da noi, perché siamo noi i responsabili del pensiero pensante e della nostra libertà. Se noi che viviamo in Europa, soprattutto nell’Europa occidentale, ci guardiamo attorno e osserviamo la realtà politica del nostro continente, dobbiamo constatare che siamo messi davvero male. Vediamo un mondo multipolare nato tra Cina, Stati Uniti e Russia che si sta organizzando ed è già nato, mentre la vecchia Europa, che dovrebbe essere un baluardo della cultura, è rimasta indietro e fa di tutto per ostacolare il nuovo mondo nascente. Il nostro compito di esseri liberi e pensanti, a maggior ragione da europei, deve essere quello di far rinascere questo nostro continente malmesso.

Diego, secondo te c’è speranza di cambiamento o l’Europa è ormai reazionaria?

Se non avessimo questa speranza saremmo disperati e non scriveremmo libri né faremmo lezioni. Ma la speranza deve essere militante, propria di chi si adopera per cambiare le cose nella convinzione che possano essere cambiate. L’Europa odierna diventa particolarmente noiosa, come si narra dicesse Napoleone ai suoi tempi. È una civiltà in fase di tramonto, stanca, in cui si percepisce un senso di morte, decadenza e vecchiaia. Sembra che la storia non trovi più nel continente europeo la propria scena fondamentale e si svolga ormai altrove, mentre l’Europa rimane permanentemente indietro rispetto all’avanzata imperiosa della storia.

Parliamo dell’altro libro di Ferdinando Bergamaschi, ‘Fascisti e antifascisti: tentativi di conciliazione’. Cosa sopravvive del fascismo nell’Italia di oggi?

Il fascismo come esperienza storica si è concluso nell’aprile del 1945 ed è un’esperienza consegnata agli storici. Se invece per fascismo si intende l’atteggiamento macchiettistico che ci viene riconsignato dai mass media, allora tutti possono essere definiti fascisti, ma in quel caso non si parla del vero fenomeno fascista, bensì di atteggiamenti superficiali e stupidi. In questo libro ho cercato di analizzare in profondità la natura del fascismo e di proporre una conciliazione tra il mondo fascista e l’antifascismo, in particolare quello socialista e comunista, poiché tra questi movimenti vi è in comune una ricerca fondamentale della giustizia sociale.

Diego, c’è la possibilità che ritorni una limitazione importante delle libertà degli italiani?

L’abbiamo già vista ritornare negli anni duri e bui della pandemia, ma non aveva nulla a che vedere con il fascismo, il comunismo o il socialismo: era l’ordine neoliberale contemporaneo che la produceva. Stiamo assistendo a una compressione di diritti fondamentali che ritenevamo acquisiti e consolidati. La libertà di espressione è in pericolo con la scusa di combattere la disinformazione, intendendo con ciò tutto quello che non è allineato al discorso giusto e organico al potere. Anche la libertà di manifestazione e il diritto di sciopero vengono ridimensionati. Continuiamo a essere ossessionati dagli spettri del passato e perdiamo di vista il fatto che la vera violenza del nostro presente arriva dai mercati, dalle leggi della competitività e dal sistema capitalistico che erge a fondamento la disuguaglianza e una violenza economica invisibile.

Come possiamo fare per recuperare il pensiero critico?

Il primo gesto da compiere è prendere coscienza del fatto che ci troviamo nella caverna del pensiero unico politicamente ed eticamente corretto. Come ricordava Platone nel mito della caverna, si può uscire dalla caverna solo se si prende coscienza di esserne prigionieri. Chi è vittima del pensiero unico e non ne ha contezza non sentirà mai l’esigenza di uscirne. Compiuta questa presa di coscienza, bisogna iniziare a elaborare un pensiero alternativo e divergente, assumendo il punto di vista dell’universale e dell’umanità pensata come unico soggetto. Il maestro di riferimento per questo è Hegel. La risalita dalla caverna, l’anabasi, è una strada in salita e faticosa.

Ci vuole anche un certo coraggio per fare questo percorso, vero Ferdinando?

Sì, serve coraggio e una spregiudicatezza mentale. Quando arriva un’informazione di tipo ufficiale, non dobbiamo darle assenso in modo automatico, ma metterla in dubbio. Attivando il nostro pensiero pensante, possiamo poi decidere in piena libertà se darle l’assenso o il dissenso. Cogliendo l’universale, si valorizza anche il particolare in un’armonia tra i due elementi.

Quali sono i prossimi appuntamenti dal vivo per presentare i vostri libri?

Saremo il 20 ottobre a Parma per ‘Pensieri in libertà’, il 21 ottobre alle 18:00 a Foligno presso la Libreria Giunti, il 22 ottobre alle 18:00 a Terni presso la Fondazione Sbrollo nel pieno centro della città, e il 23 ottobre a Perugia presso il Ristorante Umbrò per una serata conviviale sul libro ‘Fascisti e antifascisti’. Per non perdersi nei dettagli degli eventi, basta cercare Diego Fusaro sulle mie pagine social, dove sono pubblicate le locandine dettagliate.