Caro carburanti: l’allarme e l’analisi della CGIA MESTRE con Paolo ZABEO

da | Set 29, 2026 | APPROFONDIMENTO, Economia, Lavoro, IN PRIMO PIANO, ITALIA, Attualità | 0 commenti

Il coordinatore dell’Ufficio Studi CGIA Mestre, Paolo Zabeo, fa il punto sul forte aumento dei prezzi dei carburanti. Tra le categorie più colpite ci sono gli autotrasportatori, i tassisti e gli agenti di commercio, oltre alle famiglie di pendolari. Servono interventi più incisivi a livello nazionale ed europeo.

Intervista a Paolo ZABEO, coordinatore Ufficio studi CGIA Mestre.

LA TRASCRIZIONE

Il vostro studio sul caro carburanti è molto interessante. L’allarme riguarda soprattutto tre categorie: camionisti, tassisti e rappresentanti.

Sì, è proprio così. Questi aumenti sono stati straordinari negli ultimi sette mesi dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti ed Iran. Le conseguenze le hanno pagate le famiglie e i pendolari, ma anche molte piccole attività economiche: in particolar modo i piccoli trasportatori, i cosiddetti padroncini, che non possono beneficiare degli aiuti del governo come i crediti d’imposta. I tassisti sono forse la categoria più penalizzata, perché non possono scaricare a valle sul cliente l’aumento dei costi, applicando tariffe amministrate stabilite dai comuni. Infine gli agenti di commercio, che macinano centinaia di chilometri ogni giorno con provvigioni e listini bloccati. Serve un aiuto del governo, altrimenti molte realtà rischiano di chiudere.

Senza dimenticare la categoria dei pendolari, che devono fare tanta strada e spesso l’Italia non ha infrastrutture adeguate per supplire con i mezzi pubblici.

Sì, purtroppo anche il trasporto pubblico locale lascia molto a desiderare. Soprattutto fuori dalle grandi città, tantissimi sono costretti a prendere l’auto o la moto per recarsi sul posto di lavoro. Gli aumenti sono stati importanti: chi oggi va a fare il pieno paga la benzina il 19% in più e il diesel il 27% in più rispetto a sette mesi fa. Gli aumenti permangono e sono molto pesanti, per questo c’è la necessità di un intervento da parte del governo.

Come vede la situazione nei prossimi mesi?

Tutto dipenderà dalla durata del conflitto. Se dovesse terminare a breve, i traffici nello Stretto di Hormuz riprenderebbero e il prezzo del carburante sarebbe destinato a scendere. Il governo Meloni ha messo in campo 2 miliardi e 600 milioni per mitigare i prezzi alla pompa, ma è poca cosa rispetto ai 7,3 miliardi messi a suo tempo, due anni fa, dal governo Draghi, quando l’Unione Europea concedeva maggiore flessibilità sui conti pubblici. Oggi abbiamo poche risorse a disposizione. Bisogna che Bruxelles si svegli e batta un colpo, perché il problema riguarda anche Francia, Germania e i Paesi nordici. Per evitare che la situazione esploda bisogna intervenire al più presto.