Il dirigente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro Pierluigi Rausei approfondisce il concetto di salario giusto introdotto dalla normativa e dall’articolo 36 della Costituzione.
Nell’intervento si illustra la composizione del Trattamento Economico Complessivo (TEC) e il ruolo dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi.
Spazio anche ai temi della trasparenza salariale e alle garanzie di tutela per i lavoratori e le lavoratrici.
Intervista a Pierluigi Rausei, dirigente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
LA TRASCRIZIONE
Torniamo a parlare di salario giusto. Quali sono le novità normative che hanno introdotto questo principio nel nostro ordinamento?
Il principio del salario giusto trova fondamento nell’articolo 36 della Costituzione ed è stato attuato con l’articolo 37 del Decreto Legge 48/2023 (decreto Primo Maggio), convertito nella Legge 85/2023. La norma classifica come salario giusto il trattamento economico complessivo stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale, aziendale o territoriale sottoscritta dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale. Questo trattamento deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.
Come viene individuato il contratto collettivo di riferimento e cosa succede per le aziende che applicano accordi differenti?
Per individuare il contratto leader si tiene conto del settore di appartenenza dell’azienda, della categoria produttiva, dell’attività prevalente, delle dimensioni dell’impresa e della sua natura giuridica. Qualora un’azienda applichi un contratto collettivo differente, è comunque tenuta a garantire un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto leader di settore.
Da quali voci retributive è composto il Trattamento Economico Complessivo (TEC)?
La legge di conversione 85/2023 specifica che il TEC comprende tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, come la tredicesima, la quattordicesima e il trattamento di fine rapporto (TFR). Include inoltre le indennità fisse, le mensilità aggiuntive e le prestazioni di welfare aziendale contrattuale. Sono invece escluse dal calcolo le voci discrezionali e variabili attribuite ai singoli lavoratori, come ad esempio i superminimi individuali.
In che modo le norme sul salario giusto si collegano al tema della trasparenza salariale?
La disciplina del salario giusto si coniuga con le disposizioni del Decreto 104/2022 sulla trasparenza salariale. Questo quadro normativo garantisce a ogni lavoratore e lavoratrice, anche attraverso il supporto del proprio sindacato e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, il diritto di conoscere il trattamento retributivo applicato nella propria azienda e di verificare se si tratti effettivamente di un salario giusto.


