ALESSANDRA VECCHI illustra il concetto di “stanza vuota” interiore, quel senso di vuoto o mancanza di direzione che spesso fa paura. L’esperta spiega perché questo stato non debba essere interpretato negativamente, ma visto come una preziosa occasione per fare pulizia, ascoltare i propri bisogni autentici e ricostruire la propria vita.
Intervista a ALESSANDRA VECCHI.
LA TRASCRIZIONE
Oggi parliamo della stanza vuota interiore. Che cos’è esattamente?
È quella sensazione in cui diciamo a noi stessi di sentirci vuoti o di percepire un vuoto dentro di noi. Spesso questo genera paura, perché sembra difficile stare nel vuoto, scambiatolo con il limbo o con una mancanza di radici e direzione. In realtà, quello che io chiamo “vuoto cosmico” è uno spazio in cui non c’è arredamento: senza vecchi ingombri possiamo fare nuove manovre e trasformazioni.
Quindi non ha un’accezione negativa?
Assolutamente no, anzi è molto positiva. Qualcuno la vive male perché associa il vuoto a qualcosa da temere, ma non equivale alla noia. È un momento di sospensione in cui sentiamo che ciò che networks andava bene fino a poco fa non funziona più oggi. Nasce così il desiderio di abbandonare vecchi schemi, fare pulizia ed eliminare ciò che è superfluo.
Perché un adulto prova così tanta paura ad entrare in questa stanza vuota?
Perché viviamo in un mondo frenetico e privo di pause. Quando suggerisci a qualcuno di riposare o fermarsi, la sua mente comincia a correre. Riposare non significa stare a letto, ma fermarsi e posarsi su qualcosa che ci nutre. Abbiamo sviluppato una sorta di terrore per le pause, quando invece sono fondamentali per la nostra salute mentale.
Come si fa a riempire nuovamente questa stanza dopo aver fatto pulizia?
Non è detto che il processo sia lineare, a volte si tende persino a fare passi indietro e a recuperare i vecchi schemi. Tuttavia, quando si completa l’opera di pulizia profonda, possiamo riarredare la stanza mettendo al centro i nostri desideri autentici e la nostra identità. L’arredamento è strettamente personale e richiede prima di tutto la capacità di mettersi in ascolto di se stessi.


