Beatrice Silenzi ospita nei suoi studi la tarologa GIUSY SHIN per approfondire la storia e la simbologia dei tarocchi. Dalle origini rinascimentali all’evoluzione esoterica fino al valore della carta La Temperanza, un viaggio tra introspezione e ricerca dell’equilibrio interiore.
Intervista a Giusy Shin, tarologa e studiosa di tarocchi.
LA TRASCRIZIONE
Qual è la storia dei tarocchi e quando hanno iniziato a essere usati in chiave esoterica?
I primi mazzi risalgono all’inizio del Quattrocento, legati alle corti rinascimentali italiane come quello dei Visconti Sforza. Inizialmente usati per giochi di carte, tra il Settecento e l’Ottocento si è sviluppato l’interesse esoterico, associandoli all’Egitto, alla Kabbalah e alle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico.
I tarocchi possono essere intesi come uno strumento di narrazione e introspezione?
Assolutamente sì. Più che per la cartomanzia predittiva, i tarocchi rappresentano un sistema di simboli e una macchina narrative. Estrarre una carta permette di compiere un’auto-indagine quotidiana, osservando le emozioni e gli stati d’animo che la figura suscita in noi.
Abbiamo estratto la carta de La Temperanza: qual è il suo significato?
La Temperanza, l’Arcano quattordici, raffigura un angelo che versa l’acqua da una coppa all’altra senza farne cadere una goccia. È un invito a cercare l’equilibrio interiore, la moderazione, la cura e a non disperdere le proprie energie.
I mazzi di tarocchi hanno anche un grande valore artistico e collezionistico?
Sì, molti artisti celebri, tra cui Picasso, si sono cimentati nella creazione o riproduzione di mazzi di tarocchi. Esiste un mercato collezionistico molto florido e ricercato, sia per mazzi storici sia per edizioni d’arte.


