Frate ALBERTO MAGGI commenta la Parabola del Banchetto di Nozze a Radio Linea

da | Ott 11, 2026 | APPROFONDIMENTO, IN PRIMO PIANO, MARCHE, Cultura | 0 commenti

Il teologo biblista frate ALBERTO MAGGI, ospite di Radio Linea N.1, analizza il capitolo 22 del Vangelo di Matteo. Una riflessione profonda sulla Parabola del Banchetto di Nozze, sull’universalità della chiamata divina e sul significato profondo dell’abito nuziale.

Intervista a Frate ALBERTO MAGGI, teologo e biblista.

LA SINTESI

Ci colleghiamo con il nostro teologo biblista preferito, frate ALBERTO MAGGI, per commentare insieme il Vangelo del giorno. A te la parola.

Bellissima domenica Francesca. Abbiamo l’inizio del capitolo 22 di Matteo. Di fronte al rifiuto e all’ostilità delle autorità religiose del suo tempo, Gesù non si tira indietro: risponde con una parabola provocatoria, quella del banchetto di nozze.

Gesù sorprende gli ascoltatori paragonando il Regno a ciò che di più gioioso e umano poteva esistere: una festa di nozze. Il Regno non si manifesta in una maniera religiosa, sacrale, separata dal mondo, ma nella convivialità festosa e nella comunione intima.
Nel linguaggio biblico poi l’immagine del matrimonio rappresenta l’alleanza tra Dio e l’umanità. Dio non invita ad un adempimento religioso freddo o sacrale, ma a una festa, alla convivialità, alla pienezza della vita.

Eppure accade l’incredibile: i primi invitati rifiutano. Qualcuno se ne va ai propri affari e ai propri guadagni, ritenendo il profitto economico più importante della festa; altri rispondono addirittura con la violenza, uccidendo i servi inviati dal re. L’ansia del guadagno, del possesso e l’interesse personale soffocano la gratuità dell’amore di Dio.

Ma il disegno di Dio non fallisce a causa del loro rifiuto. Di fronte alla chiusura della città, l’invito del re è di andare ‘alla fine delle strade’, non ai crocevia come viene talvolta tradotto. Il termine greco indica la fine delle strade urbane, laddove iniziavano i sentieri di campagna e segnalava la fine delle arterie urbane, il punto in cui la città finisce ed iniziano i sentieri verso il mondo esterno. È il comando dato ai discepoli di uscire dai confini etnici e religiosi per raggiungere le periferie del mondo.

I servi vanno e raccolgono cattivi e buoni, mettendo intenzionalmente i cattivi al primo posto. Il Regno abbatte i meriti presunti e le gerarchie umane. Gesù ha detto che il Padre fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni: la partecipazione al banchetto è pura e gratuita, offerta a chiunque si trovi lungo la strada.

Tuttavia, la gratuità del dono non elimina la responsabilità personale. Quando il re entra nella sala, scorge un uomo che non indossa l’abito nuziale e lo caccia via. Non basta essere entrati nella sala del banchetto, non basta un’appartenenza formale alla comunità cristiana: l’abito nuziale simboleggiava la conversione, le opere, la carità. Chi presume di partecipare alla gratuità di Dio senza lasciarsi trasformare e senza cambiare vita, cade nell’inganno dell’ipocrisia.

La massima finale riassume la parabola: ‘Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti’. Nel linguaggio biblico ‘molti’ sta per ‘tutti’: la chiamata di Dio è universale. Gli eletti non sono i predestinati in senso arbitrario, ma coloro che rispondono alla chiamata accogliendo la grazia e rivestendosi delle opere della fede.

Ascoltata questa parabola, le autorità non si convertono, ma danno vita a una serie di attacchi coordinati per incastrare Gesù e screditarlo di fronte al popolo. Le parole del Cristo non inducono le autorità religiose al pentimento, ma all’eliminazione di chi li ha smascherati. E con questo auguro buona domenica e buona notizia a tutti.