Nel consueto appuntamento dedicato alla riflessione spirituale, il teologo biblista fr. Alberto Maggi analizza il brano evangelico della parabola dei due figli.
Un approfondimento sul valore autentico della conversione e del ravvedimento, in contrapposizione all’ipocrisia delle sole parole.
Intervista a fr. Alberto Maggi, teologo biblista.
LA TRASCRIZIONE
Qual è la riflessione sul Vangelo di questa domenica?
Nel Vangelo di questa domenica Gesù si trova nel tempio a GERUSALEMME e affronta le massime autorità religiose. Ai capi che gli chiedono con quale autorità insegni, Gesù risponde con una parabola diretta e pungente: la parabola dei due figli. Un padre chiede al primo figlio di andare a lavorare nella vigna e lui risponde che non ne ha voglia, ma poi ci ripensa, si ravvede e va. Il padre si rivolge al secondo figlio, che risponde con grande ossequio ‘Sì, signore’, ma poi non ci va affatto. Gesù chiede ai suoi interlocutori chi dei due abbia compiuto la volontà del padre, e le autorità sono costrette a rispondere il primo. Con questa semplice storia Gesù smaschera l’ipocrisia dei capi del tempio. Il secondo figlio rappresenta la religione delle sole parole, un’obbedienza di facciata fatta di titoli e formalità che non coinvolge mai il cuore. Il primo figlio invece incarna la gente che inizialmente rifiuta, ma poi ha la capacità di fermarsi, cambiare idea e passare all’azione. Gesù sferra il suo affondo dicendo alle autorità che i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Il verbo adoperato dall’evangelista MATTEO non significa precedenza, ma prendere posto: chi era considerato un peccatore pubblico ha ascoltato la predicazione, si è messo in discussione e si è convertito, mentre i dirigenti religiosi sono rimasti sordi a causa del proprio orgoglio. Il cuore di questa pagina evangelica è la conversione: davanti a Dio non contano le etichette o le appartenenze formali, ma la disponibilità a lasciarsi mettere in discussione ogni giorno.


